Gp Cottini

Questo sito intende presentare la personalità e le opere del filosofo Giampaolo Cottini, a partire da una selezione ragionata di articoli curati per il quotidiano “La Prealpina“.

I ragazzi di Belgrado

Fuori del Coro | n. 03-1997

A Belgrado sta accadendo qualcosa di nuovo rispetto ai canoni codificati della politica: quasi due mesi di cortei studenteschi stanno piegando il regime di Milosevic, obbligando la società civile ad interrogarsi sulle regole della democrazia reale. Sta avvenendo una nuova “rivoluzione di velluto” che con la creatività, l’ironia, la fantasia propria dei giovani, sta mettendo a dura prova i nervi del regime. Un popolo di ragazzi, di studenti, che inventa ogni giorno manifestazioni non violente per manifestare una posizione ideale senza arrivare allo scontro diretto con la polizia, e che al tempo stesso riesce a far sentire le proprie ragioni in maniera diretta, senza mediazioni, giungendo a scardinare i meccanismi di un sistema.

Colpisce la capacità di inventare ogni giorno una trovata nuova, imbastita con una goliardia ironica che da noi farebbe pensare al carnevale, oppure con la naturalezza di creare un ingorgo automobilistico contro cui le forze armate non possono assolutamente nulla; il tutto in un sostanziale clima di festa che ricorda l’unità di un popolo in cui i giovani si propongono come la parte migliore, ma con la solida certezza di combattere una buona battaglia di libertà e di giustizia. E colpisce che siano proprio i giovani a cercare una ventata di novità non attraverso gli eccessi tipici della loro età, ma con la ragionevolezza ricca di realismo di chi vuole ottenere un fine buono con mezzi pacifici e non violenti.

Senza voler fare un’analisi politica specifica, è interessante fare un paragone tra questi giovani e la nostrana generazione sessantottina, che in fatto di voler cambiare il mondo e di contestare globalmente il sistema non può certo temere paragoni: allora la forza ideologica ed utopica della palingenesi del mondo muoveva spiriti sensibili e desiderosi di giustizia a rompere con ogni tradizione, senza paura di infrangere regole anche con mezzi violenti, alla ricerca di uno scontro anche fisico con i poteri costituiti dalla società; ma poi alla resa dei conti, molti di quei giovani sono oggi tranquillamente allineati al potere odierno e comodamente sistemati nei gangli di quel sistema che contestavano. Forse c’era allora molta carica ideale, ma poca coscienza della realtà; molto desiderio di cambiamento, ma un eccesso di ideologizzazione.

Questi ragazzi di Belgrado, in una situazione meno favorevole dal punto di vista economico di quella italiana degli anni ’60, lottano oggi per la concretezza della loro libertà, mettendo in gioco non i grandi sistemi di pensiero o le filosofie totalizzanti, ma solo il loro desiderio di esistere, di non essere traditi dagli adulti che li governano, sapendo inventare giorno per giorno la loro lotta a partire da una vitalità intelligente e sostanzialmente costruttiva. Forse meno occupati dall’attitudine a criticare tutto (che è cosa ben diversa dal sano atteggiamento critico), scelgono il possibile ed accettano che le conquiste siano passo dopo passo, guadagnate dalla fatica di reinventarsi ogni volta, senza quella prometeica pretesa (tipica forse di quella mentalità borghese cha ha guidato il rivoluzionarismo nostrano) di “volere tutto e subito” che ha condotto alla fine di una stagione comunque culturalmente appassionata.

Una considerazione va comunque fatta: il giovane si muove solo per un ideale grande, per una vita aperta alla scoperta e alla novità; non accetta un facile conformismo di facciata che tradisce l’inesausta tensione del suo cuore verso l’infinito. Per questo non si possono ripetere i luoghi comuni della gioventù senza ideali, dei ragazzi del sabato sera, degli studenti interessati solo alla distribuzione a scuola dei profilattici: occorre fare delle proposte all’altezza del desiderio del loro cuore, perché solo così può venir fuori il meglio della loro giovinezza.

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